IPV incidono la messa "Liberi Populi" di Giorgio Bernabò

La sezione femminile de I Polifonici Vicentini sarà impegnata a febbraio nell'incisione della messa.

Missa Liberi Populi nasce dalla ricerca dell’autore di un’aderenza alle radici dell’ispirazione, cercando l’elevazione a Dio attraverso il radicamento alla terra. Lo stesso autore spiega così alcuni aspetti della sua messa: “Ascoltando lo scrittore Erri De Luca in un interessante incontro, ho colto le sue parole che affermavano quanto l’uomo risulti attratto fondamentalmente da due forze, quella gravitazionale e quella celestiale. Io non cerco il paradiso, mi accontento di questo terribile e meraviglioso mondo che calpestiamo, ma sento la necessità del gesto, del movimento che fa guardare oltre, verso la “profondità del cielo”. Con Missa Liberi Populi, mi muovo su questa terra cercando di coglierne la poesia, aspirando a un contatto con quel Dio fatto uomo di cui abbiamo perso la fisionomia a forza di imbalsamarlo in rituali o in operazioni finte e retoriche, volte alla sazietà delle nostre parole anziché all’essenzialità e alla scomodità di quelle di Gesù.” Queste affermazioni di Giorgio Bernabò si offrono come valido contributo per una chiave di lettura della sua messa nella quale terra e cielo coesistono nella ricerca di un linguaggio che parli ai popoli, al loro bisogno di libertà. Una ricerca modulata forse sull’origine della parola, attraversata e poi espressa dai suoni che cercano risposte fuori dalla retorica, così come dall’intellettualismo salottiero. Il musicista impiega, mescolandoli, i timbri di strumenti della nostra cultura con altri che esprimono il legame dell’uomo alle viscere della terra madre, come ad esempio il didgeridoo, usato dagli aborigeni australiani o il malinconico suono del duduk armeno, ma lo fa senza forzature e solo dove ne avverte una necessità espressiva. Interessante il rapporto tra voce solista e coro femminile con scambi e sottolineature di momenti carichi di profonda drammaticità o di intima nostalgia nella ricerca dell’essenza del Verbo. L’autore aggiunge ancora: “…Questa messa è nata da una mia forte esigenza di ricerca e di conoscenza, un tentativo di colorare i miei tanti dubbi e gli interrogativi che convivono con miei pochi punti fermi e con le mie contraddizioni. Non ho scritto questa messa per sentirmi religioso ma pormi in ascolto di quel Cristo di cui sento il bisogno di resurrezione.”

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