Le voci di una musica antica

“All'inizio non è stato facile per me spiegare cosa volevo dalle loro voci, abituato com'ero a lavorare con gli strumenti o le voci soliste. Poi, un po' alla volta, abbiamo imparato a conoscerci meglio e a capirci. È nata così una splendida e convinta collaborazione.”
di Fabio Missaggia dal libro pubblicato da I Polifonici Vicentini per i loro 25 anni di attività

La magia della voce combinata al suono degli strumenti ha da sempre suscitato in me una grandissima forza evocativa: il massimo per un musicista che ha scelto di dedicarsi completamente alla Musica Antica. È con questo spirito che mi sono avvicinato, tanti anni fa ormai, a dirigere la prima volta I Polifonici Vicentini.
“Troppo bene cantate; in alcuni casi cercate di usare la voce come fosse uno strumento, dolce si, ma a volte anche marcato e percussivo”. È cominciato così il mio rapporto con questo splendido coro. All'inizio non è stato facile per me spiegare cosa volevo dalle loro voci, abituato com'ero a lavorare con gli strumenti o le voci soliste. Poi, un po' alla volta, abbiamo imparato a conoscerci meglio e a capirci. Gli staccati esagerati, la pronuncia del testo marcata, le messe di voce lunghe e proporzionate, l'uso espressivo del vibrato, la ricerca delle dissonanze da mettere in risalto. Tutto questo non è stato puro esercizio accademico ma vera ricerca di espressione musicale. È nata così una splendida e convinta collaborazione. Tutti i cantori sapevano cosa chiedevo e tutti contribuivano nel migliore dei modi alla realizzazione musicale.
Come non ricordare le numerose opere sacre di Vivaldi, dove l'effetto a volte sacrificava la bellezza della voce, e l'Alceste di Handel al Teatro Olimpico con le sue sonorità ricche, e poi il Requiem di Mozart, un vero punto d'arrivo e nello stesso tempo di partenza per ogni musicista. Di quest'ultimo mi resta impresso il grande lavoro di preparazione e la fortissima emozione che abbiamo provato tutti in concerto; una sorta di vibrazione musicale che ci ha fatto restare sospesi.
Passione, professionalità e amicizia; sono queste le qualità che mi hanno sempre colpito dei Polifonici. Passione per la musica vuol dire rinunciare a tante cose e fare sacrifici per raggiungere risultati. Professionalità vuol dire cercare sempre di migliorarsi e non accontentarsi mai del livello raggiunto. Amicizia vuol dire condividere con gli altri la gioia di fare musica. Grazie a queste qualità, sempre ispirate dal loro direttore, I Polifonici hanno raggiunto in questi anni un alto livello interpretativo e queste sono le qualità che devono accompagnarli ancora per tanti anni di emozioni in musica.
È il mio più grande augurio per una ricorrenza così importante.

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